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   ""Alcuni suggerimenti per un regalo di Natale: perdono per un tuo nemico, tolleranza per un tuo avversario, il tuo cuore per un tuo amico, un buon servizio per un tuo cliente. Carità per tutti e buon esempio per i bambini. Rispetto per te stesso"

(Oren Arnold)
 

 

Babbo Natale ed altro ancora  nel ... 1973

Avevo 17 anni, era il 1973,  mi ero comperata una macchina per fare la maglia da pagare in un numero imprecisato di piccole rate, facevo pezzi di maglia per i maglifici  della zona, con gli avanzi  quadrotti di maglia per confezionare coperte per i poveri.

I soldi mi sarebbero serviti per pagarmi l’ università.

 A casa mia si mangiava bene , pane , affetto ed educazione non mancavano mai, le scarpe si riparavano , le giacche si rivoltavano, e se c’era qualcosa in più si pensava anche a chi aveva di meno.

Non c’era bisogno della raccolta differenziata per fare meno rifiuti, l’ acqua del rubinetto di cucina era buona e fresca, con la bottiglia si andava dal vinaio all’ angolo per farsela riempire, per noi ragazzi se ne riempiva un’ altra con la spuma….ma solo la domenica, il latte si acquistava nelle bottiglie di vetro sfaccettate, si riportavano indietro vuote e si prendevano piene.

Al mercato coperto si arrivava con la borsa della spesa e il carrello con le ruote, le buste di plastica non esistevano.

La carne si mangiava due volte alla settimana , pollo, spezzatino o fettine impanate, con gli avanzi si facevano polpette per il giorno dopo,  però a tavola tutti i giorni veniva servito un sorriso per tutti, compresi gli ospiti che non mancavano mai.  

Bambini e ragazzi a letto dopo carosello, a scuola bisognava essere lucidi, almeno 8 ore di sonno. 

I libri di scuola si foderavano bene per non rovinarli, dovevano servire l’ anno dopo per i più piccoli , oppure si rivendevano.

Dei quaderni si usava anche l’ ultimo foglio, la matita si temperava finchè si poteva tenere in mano.

La casa era grande ma senza il riscaldamento , dopo un paio d’ore di studio fermi, si ghiacciavano il naso e i piedi.

Babbo Natale non portava regali a nessuno , il Natale era l’ occasione per stare insieme a nonni , zii ed amici.  Un giocattolo ai bambini lo portava la Befana, a cavallo della sua scopa, la notte tra il 5 e il 6 gennaio. La notte del 24 dicembre la nonna tirava fuori solennemente la statuina di gesù bambino dalla scatola per affidarlo alle manine del più piccolo tra i bambini, che l' avrebbe sistemato nel presepe.

I lunghi pomeriggi invernali si passavano in casa o in parrocchia dove si faceva anche sport . Per noi bambine c’erano anche le suore francesi in fondo alla strada, che in cambio di una piccola offerta ci  facevano scuola di francese.

Nelle tiepide domeniche autunnali si facevano le gite in campagna con le borse per il pranzo al sacco e la palla per giocare sui prati, la nonna raccoglieva borse piene di cicoria ed altre erbe di prato che si mangiavano poi per tutta la settimana.

Le domeniche d’estate si passavano al mare, si prendeva la cabina e si portava il contenitore con la pasta fredda, l’ acqua di giugno era fredda e pulita e si diventava rossi come gamberi.  

La strada era come un borgo, ci si conosceva tutti e i bambini venivano mandati da soli a comperare il pane, nella panetteria sotto il portone avevano la precedenza e venivano subito rimandati a casa.

Quando si usciva a passeggio ci si salutava e ci si riconosceva, la signora del primo piano, l’ ingegnere del terzo, l’ infermiera del quarto, il dottore dell’ attico…..noi ragazzi eravamo tutti amici e si giocava insieme nel cortile del palazzo.

Se qualcuno dei vicini stava male ci si organizzava per portare un po’ di conforto, la nonna preparava un brodo di pollo……

Qualcuno forse leggendo queste poche righe si dirà che la vita nei paesi era bella ….ma io non sto parlando di un paese ma di una bella strada nel centro di Roma in un quartiere storico ed elegante.

L’ amore, se esiste,  non ha un indirizzo preciso è un’ energia che non pùò finire può solo trasformarsi. 

Sono passati 35 anni e  questa bella città è diventata come tutte le città , luoghi tristi e caotici , enormi dormitori  dove la gente non si conosce, vive per consumare e consuma per vivere ….nasci …consuma ….muori  ….l’ individuo non esiste più .

Gli esseri umani ridotti a  polli in batteria, spesso contenti di esserlo.   Mi uccide il torpore delle persone con cui hai condiviso tante cose, forse amore in senso lato, sostituito oggi da sola indifferenza, nessuna pietà.  L’ umanità non vuole più godere, ciascuno si predispone in un modo o in un’ altro al suicidio, permettendo agli abortisti della vita, di ucciderla per non amare più, per non riconoscerci più.

Le vite dominate dal sesso …fine a se stesso….senza amore….oggetto di consumo sfrenato come ogni altra cosa.

Ogni persona chiusa in una bolla , tante bolle che camminano che si urtano ma non comunicano , ognuno parla all’ interno della sua bolla …..

Al posto dei prati per fare gite, intorno alle città sono nati i mega centri commerciali , nuovi luoghi d’ appuntamento e di intrattenimento dove il piacere dell’ aria e del sole è sostituito dal piacere di spendere e consumare.

Il cliente e il venditore ….la vita è ridotta a questo, come se l’ uno e l’ altro non avessero gli stessi obiettivi da perseguire , la stessa battaglia ideale da combattere , gli stessi figli da crescere ed educare…

Guardo la distesa di acqua blu dalla feritoia del capanno ….il paesaggio è magnifico …la macchia tutta attorno ….ed in mezzo ad un silenzio talmente silenzioso da sembrare irreale, immagino  che forse il paradiso è questo …..è un capanno di caccia dove si respira l’ amore per la natura ….per gli animali, per la terra che ci ospita.

E allora penso che forse il segreto è semplicemente  ricominciare a vivere le emozioni che danno i nostri cinque sensi.

 Veniamo  al mondo nudi ma con il nostro patrimonio sensoriale.

Arriviamo in un mondo che si dovrebbe solo  guardare, ascoltare, gustare, annusare …….le parole serviranno solo più tardi quando le impareremo e a quel punto serviranno per comunicare……per comunicare sentimenti …emozioni….incanti……

La nostra vita è un lampo nella notte……poco più di un secondo nell’ immenso orologio dell’ eternità…..passiamo viaggiando da un punto  ad un altro e come durante un bel viaggio, distratti da ciò che c’è nel raggio di un metro,  spesso dimentichiamo di alzare  gli occhi e  guardare oltre  e di trarre dal nostro sguardo l’ incanto unico di un’ emozione…..

 

Oriana Natali    

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buongiorno, si viveva cosi' quando eravamo povera gente .......

colonna anna- bra cn

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 Copyright © 2004 Yogaroma                    Ultimo aggiornamento: 10-04-12