Yoga tra passato e futuro
Vivere l’istante presente
“Non inseguire il passato, non
coltivare aspettative per il futuro, perché il passato non c’è più e il
futuro non è ancora arrivato.
Dimora nel
qui ed ora e godrai dell’unica cosa che conta”
Lo spirito umano spesso
percepisce la mancanza di qualcosa nella vita, qualcosa che non può
essere raggiunto né con la realizzazione di un determinato obiettivo, né
con la soddisfazione di un desiderio. Questo porta inevitabilmente
all’infelicità.
Lo scopo di tutti i
diversi aspetti della pratica yoga è quello di ricongiungere il Sé
individuale “Giva” con l’Assoluto o pura consapevolezza “Brahman”.
Questa unione libera lo spirito da ogni senso di separazione,
dall’illusione del tempo, dello spazio e della causalità.
C’è uno spirito
consapevole, cioè qualcosa che è sotto il fluire continuo dei contenuti
psichici e che s’identifica con la consapevolezza, il quale ha una
connotazione oggettiva.
Secondo il “Vedanta”,
questo sfondo di consapevolezza non più individuale che ci permette di
percepire i nostri contenuti individuali, è il nostro vero Sé a cui si
da il nome di “Atman”. Nel buddismo si fa l’esempio dello
specchio e degli oggetti riflessi, paragonando la mente allo specchio.
L’essenza dello specchio è quella di riflettere chiaramente e
limpidamente qualsiasi cosa gli passi davanti; se guardi le immagini
riflesse nello specchio non vedi lo specchio.
L’essenza della mente,
quindi, non sono i suoi contenuti, perchè i contenuti mentali vanno e
vengono, ma è la consapevolezza, in quanto è sempre presente.
Vi sono modi diversi di
vivere l’attenzione-consapevolezza: come raggio diretto in una
particolare direzione o come vasto campo aperto.
Nel primo modo, la
percezione selettiva sceglie, nella grande vastità di tutti gli
stimoli sensoriali che noi percepiamo in un certo momento, quelli di cui
dobbiamo essere consapevoli, escludendo gli altri. La percezione
selettiva, infatti, è l’attenzione che vede una cosa per volta, in base
a presupposti inconsci, ai bisogni istintuali del momento. La percezione
del tempo che scorre e non torna più, è dovuta ai limiti della nostra
attenzione seriale che, come un fascio di luce limitato ad una
direzione, riesce ad illuminare solo una cosa per volta, un fatto dopo
l’altro.
Nel secondo modo,
invece, è come se si accendesse la luce nella stanza del tempo; allora
si vedrebbero gli eventi come un unico evento e sia il passato che il
futuro scomparirebbero lasciando il posto all’eterno presente.
Che cos’è che non cambia
in un vecchio, in un bambino, in un adulto? Il corpo cambia, le idee
cambiano, quello che non cambia è “il senso di esserci”.
Queste sono le
conclusioni dei temi trattati all’interessante congresso FIY, nella
stupenda cornice marittima di Jesolo che contribuiva ad invitare alla
riflessione. Per me è stata anche significativa l’esperienza della
vicinanza allo Swami Atmapryananda, che avevo il compito di introdurre
al congresso e di seguire nelle varie attività previste. Lo Swami,
laureato in Scienze con specializzazione in Fisica Nucleare
all’università di Madras, persegue l’obiettivo di coniugare la
conoscenza indiana antica alla scienza moderna .
Il tema della sua
conferenza e del workshop è stato il Raja Yoga che, applicato nella vita
quotidiana, consente di orientarsi meglio nell’era moderna della scienza
e di trovare delle risposte concrete alle domande esistenziali che ci
poniamo. Il Maestro ci ha saputo comunicare con estrema semplicità e
logica la via dello yoga, seguendo il sistema di Patanjali: gli otto
stadi progressivi, necessari alla ricerca del benessere e al desiderio
la chiarezza mentale.
Tutte queste riflessioni
mi hanno dato maggiore consapevolezza dell’essere semplicemente vigile e
mi hanno fatto comprendere la necessità di non innestare il pilota
automatico se si vuole mantenere il contatto con il momento
presente: come un giardino esige cure attente se vogliamo coltivare
fiori e non vederlo invaso dalle erbacce, così la consapevolezza
richiede interventi regolari, finalizzati a recuperare attenzione e
lucidità, ovvero l’essere presenti a se stessi, per poter vivere davvero
anzichè lasciarci vivere”.
Il presente non deve
essere vissuto come un ponte tra passato e futuro, in cui convergono
la paura di ripetere esperienze negative e di soffrire e il desiderio
di rivivere ricordi piacevoli, perché finiremmo per vivere in differita
e perennemente in attesa.
Al contrario, aiutati
dalla pratica meditativa, bisogna destarci al QUI E ORA perché il
presente è l’unico momento di cui disponiamo per vivere, guarire,
crescere e amare.
“L’arco è il sacro
Om e la freccia è la nostra anima. Brahman è il bersaglio, l’obbiettivo
dell’anima. Come la freccia diviene una cosa sola con il bersaglio, così
l’anima risvegliata si unisce a lui.” (dalla Mundaka Upanishad)
Ottobre 2009
L' autrice:
Porzia Maria Favale.
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Il "presente". Mi viene da collegarlo al Respiro e piu' esattamnete
alla naturale sospensione che c'è nella respirazione, lì percepisco
l'essenza, percepisco il qui ed ora e la consapevolezza.
C'è una frase che dice: "se vivi ne l passato sei uno zombi, se vivi
nel futuro sei un fantasma"!
Nel presente esiste la connessione con il centro e con il tutto.
Grazie per questo spunto di riflessione e di espansione.
Buon proseguimento.
Adriana
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