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YOGA: dalla parola all' esperienza

Ricordo che quando iniziai a praticare, la definizione di yoga mi sembrava lontana e astratta nel suo significato di unire, congiungere. Unire cosa? Piuttosto si trattava di scoprire la percezione frammentata di noi stessi e fare spazio a un differente tempo: il presente. E legare così ogni istante, la sensazione piena del qui e ora seguendo la traccia sottile del respiro. Nella pratica il corpo è il punto mediano tra fuori e dentro, l’intelligenza legata al “maschile” interiore che lascia la forma di conquista esteriore e tornando al “femminile” diventa apertura.

La luce e la forza che sono in noi diventano non più dominio e sopraffazione, ma capacità di rompere gli schemi e le abitudini per arrivare fino alle radici di ciò che non conosco, all’origine della paura e della sfiducia.

Il richiamo allo yoga, in quanto stato, è cosa misteriosa e però, sicuramente, proprio questo stato diventa  la motivazione a proseguire, il cambio nella relazione con noi stessi, che alcune volte mi fa pensare alla fine di un conflitto, alla pace.

Una parola lontana e sconosciuta che ci porta vicino e dentro.

Dentro di noi come anche dentro alla nostra cultura occidentale, se anche per i romani unire si diceva iugeo; possiamo onorare la radice sanscrita della parola jug, rimarcando che le nostre origini europee sono quantomeno anche indoeuropee. Tanto che anche nella letteratura inglese, da Shakespeare fino a Forster riecheggia un imperativo dolce: “only connect”. Semplicemente unisci!

Yoga è in realtà vicino, spontaneo e intimo; accade quando si realizza lo stare nell’esperienza, nell’assenza di conquista, nella ricerca, nel conoscersi e orientarsi.

Oggi credo di poter guardare con una consapevolezza sempre nuova questo stato, osservando come la coincidenza degli opposti crei l’immobilità, che è però un’immobilità dinamica. Unire gli opposti  e orientare il pensiero, in equilibrio tra uso del corpo e ascolto del corpo stesso.

E riconoscere quell’essere attenti all’accadimento, al momento presente, è una capacità ricettiva legata al nostro lato femminile.

                                                                OM SHANTI.      

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 Copyright © 2004 Yogaroma                    Ultimo aggiornamento: 08-02-12